Dalla mozzarella DOP all’AI la roadmap della filiera bufalina al World Buffalo Congress di Sorrento

World Buffalo Congress 2026

Semplificare gli adempimenti amministrativi, colmare il divario tecnologico tra il Nord e il Sud del Paese e applicare l’innovazione digitale per tutelare l’eccellenza e il legame con il territorio. Si è concluso a Sorrento il World Buffalo Congress, l’assise internazionale che ha delineato le priorità strategiche per il futuro della filiera bufalina e della Mozzarella di Bufala Campana DOP. La giornata conclusiva si è focalizzata sullo studio del comparto presentato dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, evidenziando la necessità di garantire un accesso equo alle tecnologie di Agricoltura 4.0 e all’Intelligenza Artificiale per tutti gli allevatori italiani.

  • La lotta all’eccesso di burocrazia e il digital divide tra Nord e Sud

Il report presentato a Sorrento ha messo in luce la pesante incidenza della burocrazia sulle imprese zootecniche: citando dati di Confagricoltura, lo studio evidenzia come un’azienda agricola media debba gestire fino a 20 registri obbligatori e oltre 2.000 registrazioni annuali, rischiando sanzioni formali e sottraendo tempo all’attività produttiva.

A ciò si aggiunge una marcata disparità territoriale nell’adozione delle innovazioni. Nel 2025, l’adozione delle soluzioni di Agricoltura 4.0 ha raggiunto il 50% nelle stalle del Nord Italia, contro il 33% registrato nel Sud e nelle Isole. Il divario appare ancora più evidente nell’impiego di robotizzazioni per le stalle (29% al Nord contro l’8% al Sud). Il Mezzogiorno, che concentra il 63% delle aziende con allevamenti bufalini, sconta inoltre una minore incidenza di risorse destinate ai sistemi di conoscenza AKIS (2,7% contro il 4,4% del Settentrione) nel periodo 2023-2027.

Le dichiarazioni del Consorzio e la difesa dell’autenticità

«Per il comparto bufalino e per la Mozzarella di Bufala Campana DOP l’innovazione è strategica a condizione che sia concretamente accessibile e orientata a risultati misurabili», ha sottolineato Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio di Tutela.

Sulla stessa linea il presidente Domenico Raimondo: «Non possiamo chiedere alle aziende di investire in innovazione e lasciarle al contempo alle prese con una burocrazia che moltiplica gli adempimenti. Per la nostra DOP l’innovazione tecnologica non deve mai significare allontanamento dalla materia prima o snaturamento del cibo autentico di fronte alla minaccia dei cibi sintetici, ma uno strumento per difendere il valore generato dal legame tra territorio e trasformazione».