Incontro a Roma per eliminare la tariffa del 10% e ripristinare l’esenzione totale del 2019 sul mercato americano
Azzerare la tariffa americana del 10% sul Pecorino Romano e ripristinare il regime di completa esenzione in vigore fino al 2019: con questo obiettivo il Consorzio di tutela ha incontrato i rappresentanti dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Il confronto fa seguito allo storico colloquio di agosto in Costa Smeralda con l’ambasciatore Tilman J. Fertitta. A rappresentare il Consorzio, il presidente Gianni Maoddi e il direttore Riccardo Pastore, che hanno incontrato la vice capo missione Marta Costanzo Youth.
Riferendosi all’esito del confronto, il presidente Maoddi ha commentato: “Anche quella odierna è stata una riunione proficua e operativa. La rappresentante dell’Ambasciata ha confermato il suo sostegno affinché si arrivi a liberare il nostro formaggio dal dazio del 10%, con l’esenzione totale come nel 2019, visto che le caratteristiche del prodotto sono esattamente le stesse di sette anni fa. Abbiamo spiegato quanto sia importante intervenire tempestivamente sulla questione dei dazi e perché riteniamo che l’azzeramento sia la soluzione più efficace per preservare la competitività del Pecorino Romano e tutelare una filiera che da tantissimi anni crea valore su entrambe le sponde dell’Atlantico per le sue caratteristiche uniche”.
Il passaggio decisivo, ora, è l’audizione nella sede del dipartimento del Commercio statunitense. Costanzo Youth si è impegnata a fare da tramite per ottenerla. “L’obiettivo è averla quanto prima, abbiamo sottolineato la necessità di agire rapidamente per avere tempestivamente le risposte che aspettiamo”, ha sottolineato il presidente del Consorzio.
Gli Stati Uniti restano uno dei mercati più importanti per la filiera del Pecorino Romano, con un export che vale il 45% del totale per un totale di circa 180 millions di dollari l’anno. Durante i colloqui svoltisi a Roma, Maoddi ha sottolineato anche che l’esenzione non tutelerebbe soltanto la produzione italiana ma salvaguarderebbe anche gli interessi economici americani legati all’importazione e alla commercializzazione del formaggio.








