L’export del vino italiano riparte nei Paesi extra UE grazie alla ripresa del mercato USA

Nel terzo trimestre le spedizioni nei mercati terzi crescono dell’8%, con gli Stati Uniti in forte aumento del 17% a valore

I primi sette mesi del 2026 si sono chiusi in flessione per l’export vinicolo italiano (-5,3% su base annua secondo l’Istat), ma il terzo trimestre ha mostrato i primi segnali di ripresa nei mercati extra UE. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv su dati europei, tra luglio e settembre le spedizioni verso i Paesi terzi hanno registrato un incremento di quasi l’8% a valore, riducendo il divario accumulato da inizio anno grazie soprattutto al forte rilancio della domanda negli Stati Uniti (+17%).

Una performance che dà respiro alle imprese italiane, da 18 mesi sotto pressione nel primo mercato al mondo per domanda di vino. Il cumulato 2026 dimezza così la perdita della domanda a stelle e strisce, che ora segna un -6% (1,27 miliardi di euro) dopo il -14% nel primo semestre, complice un sostanzioso ritorno alla crescita del prezzo medio nell’ultimo quarto (+9,5%).

Per il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “I dati provvisori sono positivi rispetto a un’estate 2025 da incubo, ma per parlare di normalizzazione del mercato bisogna aspettare. Rispetto al terzo trimestre di 2 anni fa siamo infatti ancora indietro del 10% e i consumi reali degli americani rimangono negativi (-5,3% da inizio anno per i vini italiani secondo SipSource, la piattaforma che misura le vendite dei distributori ai punti vendita). Per questo – ha aggiunto il presidente Uiv – l’impressione è che questa dinamica, certamente positiva, sia generata più dall’esigenza del trade Usa di ricostituire magazzino che non a un aumento dei consumi. In ogni caso, è il segnale che gli Stati Uniti non hanno intenzione di fare a meno dei nostri vini e in particolare dei rossi, veri protagonisti della fiammata estiva con un +33% in valore e un incremento del prezzo medio di oltre il 15%”.

Considerando il cumulato gennaio-settembre, i trend a valore dei top 5 buyer (Usa, Uk, Canada, Svizzera, Giappone) rimangono negativi mentre prosegue la corsa della Russia e della Cina, che segnano crescite attorno al 20% e si conferma in luce verde il Brasile.