Riscoprire e tutelare una varietà antica che matura in autunno a cavallo dell’Appennino tosco-emiliano. Il pomodoro borsa di montone della Val Bisenzio è diventato ufficialmente un nuovo Presidio Slow Food, grazie all’impegno di quattro produttori locali che ne hanno rilanciato la coltivazione tra i 250 e i 500 metri di altitudine. Caratterizzato da frutti rossi con sfumature dorate, buccia sottilissima e un sapore particolarmente intenso, questo pomodoro tardivo rappresenta una risorsa preziosa per la biodiversità e la valorizzazione turistica del territorio rurale in provincia di Prato.
La riscoperta della cultivar si deve a Simone Rossini, referente dei produttori del Presidio, che ha recuperato i semi grazie al confronto con un anziano contadino di Luciana, frazione del comune di Vernio. Introdotta in Toscana probabilmente negli anni Cinquanta dalla Corsica, la varietà aveva conosciuto un’ampia diffusione negli orti locali negli anni Ottanta prima di rischiare l’estinzione. La principale criticità della coltura è sempre stata rappresentata dalla difficile conservazione post-raccolta, limite che ne ha storicamente impedito la commercializzazione su larga scala nonostante l’elevata richiesta di mercato.
Il ciclo produttivo, la ricerca scientifica e la valorizzazione territoriale
Coltivato nei comuni di Cantagallo, Vaiano e Vernio, il pomodoro sfrutta il microclima di collina per evitare lo stress idrico. La raccolta parte ad agosto e si protrae fino a ottobre inoltrato, permettendo al prodotto di giungere sui mercati in assenza di concorrenza diretta e in concomitanza con la produzione dell’olio extravergine di oliva nuovo.
Il percorso che ha portato al riconoscimento come Presidio è stato sostenuto dall’Associazione per lo Sviluppo Turistico della Val Bisenzio e da Agraria Bartolini. Come evidenziato dal referente Slow Food Andrea Marescotti, la caratterizzazione morfologica e nutrizionale ha visto la collaborazione della facoltà di Agraria dell’Università di Pisa e della Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze, i cui studi hanno confermato l’unicità organolettica del frutto.








