Un quarto dei vigneti biologici a livello mondiale si trova in Italia e ricopre una superficie di circa 132mila ettari, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa, producendo circa 3milioni di ettolitri/anno. Il primo vino biologico italiano, ci piace sempre ricordarlo, è astigiano e porta la firma del vignaiolo Gianfranco Torelli di Bubbio, altresì vice presidente di Coldiretti Asti.
Numeri importanti che, malgrado lo scenario internazionale, interessato da tensioni geopolitiche, dazi, incremento dei costi e allarmismo mediatico, testimoniano la dedizione dei viticoltori di bandiera per i metodi sostenibili e la loro capacità di intercettare le crescenti preferenze dei consumatori verso prodotti di alta qualità, eco-compatibili e legati al patrimonio territoriale. “In un quadro di generale incertezze, con molte aziende che si trovano a fare i conti con le giacenze conseguenti al calo delle vendite, i vini biologici guadagnano interesse e posizionamento nei mercati internazionali, in particolare, nord europei, ma anche su quelli nazionali specialmente rivolti ai giovani, sensibili alla sostenibilità ambientale” osserva Torelli.
Dinanzi agli effetti dei cambiamenti climatici occorre però garantire ai viticoltori bio anche la disponibilità di prodotti naturali per la difesa fitosanitaria delle colture, a partire dal rame e la proroga al 30 giugno 2029 dell’autorizzazione all’immissione in commercio di tale sostanza rappresenta un segnale positivo e necessario. Infatti, il rame resta una sostanza attiva insostituibile per la viticoltura biologica e biodinamica, nonché un pilastro della difesa integrata. Tuttavia, il quadro normativo europeo è ancora incerto e incompleto, con effetti negativi diretti sulle imprese e, nonostante i progressi della ricerca, non esistono soluzioni alternative al rame altrettanto affidabili.
“Per questo, Coldiretti Bio chiede un intervento deciso dell’Italia presso la Commissione europea, per chiarire definitivamente la classificazione del rame, per rafforzare gli investimenti al sostegno della ricerca di alternative realmente efficaci e per tutelare la competitività e la sostenibilità del settore vitivinicolo italiano” sottolinea la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone.
“Per garantire le produzioni italiane di qualità non si può più prescindere dall’adozione di scelte responsabili, così come dall’introduzione di nuove tecnologie e dall’osservazione dell’andamento dei consumi e delle nuove tendenze” chiosa il Direttore Giovanni Rosso. “I winelovers di nuova generazione prediligono tutto ciò che non impatta sull’ambiente e preserva la tradizione, passando attraverso la scelta di vitigni autoctoni e la narrazione del patrimonio culturale racchiuso in ogni calice di vino”.








