Export vino italiano: 12 mercati strategici per la crescita fuori dall’UE

Ammonta a 12miliardi di euro il valore dei consumi di vino nell’ho.re.ca, con una quota sullo scontrino medio di oltre il 21%. Tempi più difficili per i rossi corposi, mentre reggono bene i bianchi, i vini freschi e gli spumanti” (fonte: Osservatorio Fipe-Uiv).

La 58° edizione del Vinitaly ha dedicato un focus su evoluzione degli stili di consumo, tendenze e prodotti, quale strumento necessario a supporto dei vignaioli, i quali, sempre più, non possono prescindere da una visione d’insieme e approfondita, che parta proprio dall’andamento del mercato. Sebbene nella ristorazione il vino rappresenti un peso rilevante sul fatturato, con 3 ristoranti su 4 che utilizzano la carta dei vini, nel 54% dei casi la stessa carta viene rinnovata meno di una volta l’anno e, spesso, risultano lacunosi la formazione enologica e lo story telling professionale di chi fa sala.

Rispetto all’export, secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, i Paesi con il più alto potenziale di crescita sono 12: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India, a cui si aggiungono i due mercati principali buyer extra-Ue, Stati Uniti e Regno Unito. Aree su cui rafforzare la presenza, per ampliare il bacino commerciale di un settore ancora troppo concentrato sui primi 5 mercati di destinazione, che da soli assorbono il 60% del valore complessivo dell’export. Insomma, occorre rivolgere lo sguardo oltre il colosso statunitense, anche se la costruzione di nuovi mercati richiede tempo e dedizione. La sfida resta duplice: consolidare le produzioni di qualità contenendo le criticità e migliorare il posizionamento. Con un valore di +7,2 miliardi di euro nel 2025, il vino italiano si mantiene al 2° posto del Made in Italy, per saldo della bilancia commerciale estera” (fonte: Prometeia).

Attraverso le aziende vitivinicole socie di Coldiretti Asti presenti al Vinitaly abbiamo cercato di comprendere il loro punto di vista, nella consapevolezza del difficile scenario geopolitico internazionale, aggravato da dazi, eccessiva burocrazia, allarmismo mediatico e aumento dei costi, ma incoraggiati da un consumatore sempre più conscio e consapevole, che al vino si approccia con preparazione e interesse.

In generale, l’affluenza al Vinitaly 2026 è parsa minore delle precedenti edizioni, specialmente in terza e quarta giornata, ma di target più elevato. Si è parlato anche di consumo di vino tra i giovani e in termini di incidenza sulla salute. “Smettiamola di dire che il vino fa male, confondendo consumo consapevole con abuso” sostengono i più. “La Generazione Zeta preferisce il consumo di birra, di mixology e di superalcolici, perché sono stati ben commercializzati per creare situazioni. Il vino ha dalla sua tutte le caratteristiche culturali per diventare protagonista di eventi, ma va ben comunicato”.

A confermare che il mondo della bollicina continua a tenere è stato il vigneron Gianfranco Torelli, primo bio italiano e vice presidente Coldiretti Asti. “L’Altalanga e l’Asti Spumante docg registrano dati positivi. Con i suoi 85milioni di bottiglie prodotte/anno, l’Asti Spumante e l’aromatico Moscato d’Asti restano le bollicine italiane più amate ed esportate. Il vino di qualità è convivialità e amicizia; per queste sue caratteristiche è molto apprezzato anche nei mercati asiatici, con la Cina tra quelli con ampi potenziali di crescita, e la Corea e il Giappone tra i più consolidati. Interessanti, anche i mercati indiani e sudamericani, ma il lavoro da fare è molto”. Tuttavia, per Torelli il bicchiere è mezzo pieno: “il mondo è grande e c’è voglia di Made in Italy”.

Tra le novità, dal prossimo 24 aprile sarà presente sul mercato anche la declinazione rosè per l’Asti Spumante, con una nuova base ampelografica che, accanto al Moscato, vede una piccola percentuale di Brachetto. “Una nuova tipologia che, oltre a risultare interessante per nuovi mercati, risulta ideale per incontrare più facilmente l’interesse dei giovani, quindi, per essere incontro-evento”.  

“L’Asti, riconosciuto dalla Regione Piemonte vino dell’anno, è stato il primo spumante italiano meritevole di aver portato in giro per il mondo il Made in Italy e di cui dobbiamo andare orgogliosi” aggiunge la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone. “Rispetto ai winelovers, è gratificante vedere che, anche i giovani, sono sempre più consapevoli e si approcciano alla degustazione di nuove etichette in modo preparato e interessato”.

“Parlando di aperture su nuovi mercati, Coldiretti Asti prosegue il suo impegno nell’informazione ai soci e con la partecipazione ai tavoli superiori di programmazione e sviluppo, mentre per la valorizzazione dei vini nelle carte dell’ho.re.ca., continua l’azione di sensibilizzazione negli Agriturismi di Campagna Amica, per incentivare il valore aggiunto della narrazione professionale e appassionata di vini e piatti in sala” chiosa il Direttore Giovanni Rosso.