Pecorino Romano Dop, la filiera sarda guarda al mercato Usa tra nuove opportunità e attesa sui dazi

Francesco Lollobrigida ministro Agricoltura

“Mercato strategico, ma servono stabilità e regole chiare per programmare il futuro”

Il Pecorino Romano Dop è una delle denominazioni più rappresentative della tradizione casearia italiana, espressione di una filiera fortemente radicata in Sardegna: circa il 95% della produzione nasce infatti nell’isola, dove allevatori e imprese di trasformazione mantengono vivo un patrimonio produttivo riconosciuto in tutto il mondo.

Si tratta di un comparto che rappresenta un elemento di rilievo per l’economia agroalimentare regionale e nazionale: una delle principali produzioni casearie italiane a vocazione internazionale, capace di generare valore lungo tutta la filiera — dal settore zootecnico alla trasformazione — sostenendo migliaia di operatori e contribuendo al posizionamento dell’agroalimentare italiano sui mercati esteri. In Sardegna, in particolare, la filiera del Pecorino Romano costituisce un presidio economico e territoriale strategico, strettamente legato al sistema produttivo dell’isola.

Gli Stati Uniti, mercato chiave tra opportunità e incertezze commerciali

Gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati di riferimento per il Pecorino Romano Dop: circa il 40% della produzione complessiva viene esportata oltreoceano, rendendo il mercato americano fondamentale per la crescita e la stabilità del comparto.

Il quadro internazionale, segnato dalle incertezze legate alle politiche commerciali, rende oggi questo rapporto più delicato. Come sottolinea Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, il legame con gli Stati Uniti si basa su decenni di lavoro e relazioni consolidate: se un tempo era possibile programmare accordi di fornitura annuali su volumi importanti, oggi gli operatori sono costretti a ragionare spedizione per spedizione, perché le regole commerciali continuano a evolvere senza una piena visibilità sugli scenari futuri. Tutto il settore, spiega Maoddi, guarda con attenzione alle decisioni attese nei prossimi mesi e ai loro possibili effetti sui rapporti commerciali.

I dati sui dazi: tenuta nel 2025, contrazione nei primi mesi del 2026

Nonostante le preoccupazioni iniziali legate al possibile impatto dei dazi, il Pecorino Romano Dop ha mostrato una buona capacità di tenuta sul mercato americano. Il 2025 si è chiuso con un lieve incremento delle esportazioni verso gli Stati Uniti, mentre l’inizio del 2026 registra una contrazione intorno al 20%. Secondo Maoddi, questo differenziale è destinato a ridursi progressivamente nei prossimi mesi, anche perché l’andamento delle vendite nel 2025 non è stato lineare: per questo, spiega, il confronto più corretto è tra il 2026 e il 2024, anno con un andamento regolare. Sono comunque dati che confermano, secondo il presidente del Consorzio, la necessità di continuare a presidiare il mercato americano e l’importanza di un quadro commerciale stabile, indispensabile per permettere alle imprese di programmare investimenti e produzione.

Una filiera che punta sulle relazioni internazionali

Riccardo Pastore, direttore del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, evidenzia come la presenza internazionale del prodotto sia soprattutto un’occasione per costruire relazioni commerciali e raccontare il valore delle denominazioni italiane, portando la forza di una filiera che nasce dal territorio e dalla capacità delle imprese di competere sui mercati globali.

Con il proprio impegno promozionale, il Consorzio di tutela del Pecorino Romano rinnova la propria missione: valorizzare una Dop che nasce dalla Sardegna e rappresenta nel mondo la qualità italiana, la tradizione e una filiera capace di generare sviluppo economico e occupazione.