L’Italian Sounding continua a rappresentare una delle principali minacce per il Made in Italy agroalimentare. Il fenomeno provoca un danno complessivo di 42 miliardi di euro, tra i 40 miliardi generati dai prodotti falsamente italiani realizzati negli Stati Uniti e altri 2 miliardi legati all’utilizzo della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che consente di commercializzare come italiani prodotti ottenuti da materie prime straniere dopo una lavorazione minima.
Un danno che non è solo economico
Il fenomeno non rappresenta soltanto un grave danno economico per gli agricoltori italiani e per l’export nazionale, ma costituisce anche un problema per la salute dei consumatori, spesso indotti ad acquistare prodotti che richiamano l’Italia senza rispettarne gli standard qualitativi e produttivi.
Accanto ai prodotti apertamente contraffatti — come il Parmesan o le imitazioni della mozzarella italiana — esistono forme più insidiose di Italian Sounding, rese possibili dall’attuale normativa europea sull’origine.
A queste eccellenze 100% italiane viene contrapposto il messaggio dei “campioni del cibo sano”, che valorizza il ruolo della Dieta Mediterranea e degli alimenti naturali nella prevenzione delle malattie, in contrapposizione alla crescente diffusione dei cibi ultra-processati.
Come funziona l’inganno del codice doganale
Il meccanismo che consente di etichettare come italiani prodotti realizzati con materie prime estere passa attraverso alcuni esempi emblematici:
- cosce di suino provenienti da Germania e Olanda che diventano prosciutti italiani dopo la sola salatura;
- triplo concentrato di pomodoro cinese diluito e commercializzato come passata italiana;
- olive tunisine trasformate in olio extravergine italiano attraverso le regole del traffico di perfezionamento attivo;
- latte tedesco o polacco utilizzato per produrre mozzarella confezionata con il tricolore.
Questi meccanismi finiscono per alterare la concorrenza, penalizzare gli agricoltori italiani e generare confusione tra i consumatori.
Il mercato Usa dei falsi prodotti italiani
Accanto ai prodotti trasformati in Europa, continua a crescere anche l’industria americana dell’Italian Sounding, che vale circa 40 miliardi di euro.
Sulla base dei dati Usda, ogni anno negli Stati Uniti vengono prodotti circa 222 milioni di chili di Parmesan, 170 milioni di chili di Provolone, 23 milioni di chili di Pecorino Romano e quasi 40 milioni di chili di altri formaggi ispirati alla tradizione italiana, come il Friulano, oltre a più di 2 miliardi di chili di mozzarella.
Complessivamente la produzione di formaggi “Italian style” sfiora i 2,7 miliardi di chili, concentrata soprattutto in Wisconsin, California e New York, Stati che insieme rappresentano circa il 90% della produzione.
Non solo formaggi: coinvolti anche salumi e vino
Il fenomeno dell’Italian Sounding interessa anche altri comparti simbolo del Made in Italy. Negli Stati Uniti vengono commercializzati falsi Prosciutti di Parma, San Daniele, Mortadella Bologna e Salame Milano, mentre nel settore vitivinicolo sono sempre più diffusi kit e preparati che permettono di riprodurre artificialmente alcune delle più note denominazioni italiane mediante l’impiego di polveri e aromi.
È necessario rafforzare la tutela dell’origine dei prodotti e garantire ai consumatori strumenti chiari per distinguere le autentiche produzioni italiane dalle imitazioni.








