Il debutto del nuovo marchio dedicato al biologico nazionale segna una svolta importante sia per chi acquista sia per chi produce. L’obiettivo è duplice: rendere più trasparente la scelta dei consumatori e dare maggiore visibilità al lavoro quotidiano degli agricoltori italiani. Coldiretti Bio accoglie con favore l’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni sul decreto che disciplina l’utilizzo del marchio, fissandone criteri, regole e modalità operative.
L’approvazione arriva in un momento simbolico, in concomitanza con la presenza a Bari di migliaia di agricoltori riuniti al Teatro Petruzzelli. Non a caso la cornice è quella della Puglia, territorio chiave per il biologico italiano: quasi 320 mila ettari coltivati con metodo bio, primato nazionale per produzioni come cereali, ortaggi e olivicoltura, e un ruolo centrale nel posizionamento dell’Italia ai vertici europei del settore.
Pressione dall’estero sul mercato bio
Il lancio del marchio avviene in una fase complessa, segnata dalla crescita degli arrivi di prodotti biologici stranieri. Nel solo 2024 le importazioni hanno registrato un incremento del 7,1%, mettendo sotto pressione la competitività delle produzioni nazionali.
In questo contesto, il nuovo contrassegno assume un valore strategico anche dal punto di vista commerciale e comunicativo. Sostenuto con forza da Coldiretti, punta a rafforzare l’identità del biologico italiano e a riaffermare il ruolo dell’agricoltore come presidio di qualità e innovazione all’interno di una filiera che coinvolge oggi circa 97 mila operatori, con un terreno agricolo su cinque coltivato secondo i principi del bio.
Mercati contadini: il bio cresce nella vendita diretta
Il peso del biologico emerge con evidenza anche nei mercati di Campagna Amica. Secondo una rilevazione Ismea–Coldiretti Bio, le vendite di prodotti bio nella filiera corta hanno raggiunto un valore annuo di circa 150 milioni di euro, con prospettive di ulteriore espansione.
Nei farmers market, il biologico è presente in un caso su due e rappresenta quasi il 30% della spesa complessiva per frutta e verdura. Seguono pasta fresca, uova, latticini, olio e miele. Per molti consumatori, l’acquisto diretto dal produttore è ormai diventato il canale principale, superando la grande distribuzione e i punti vendita specializzati.
Biologico, ambiente e riduzione degli sprechi
Oltre all’aspetto economico, il biologico gioca un ruolo rilevante anche sul piano ambientale e sociale, in particolare nella lotta allo spreco alimentare.
Secondo dati elaborati da Ispra, nei sistemi convenzionali le perdite lungo la filiera possono arrivare fino al 50–60%, mentre nei mercati locali legati all’agricoltura biologica la quota si riduce drasticamente, fermandosi intorno al 20–25%. Un risultato favorito da filiere più brevi, prodotti più freschi e una gestione più attenta delle quantità.
Le posizioni di Coldiretti
Per Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, la crescita costante del biologico conferma la solidità del modello agricolo italiano:«In una fase complessa per le imprese agricole, il biologico rappresenta uno degli assi portanti della transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile dei territori. Il nuovo marchio potrà diventare uno strumento innovativo per unire sostenibilità e identità territoriale, rispondendo alle aspettative dei consumatori, in Italia e all’estero».
Sulla stessa linea Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio, che sottolinea la necessità di accompagnare gli agricoltori nelle sfide future:
«È essenziale sostenere chi investe nel biologico per affrontare cambiamenti climatici e instabilità dei mercati. Stiamo lavorando per costruire filiere del bio italiano forti e riconoscibili, capaci di valorizzare la produzione nazionale sia sui mercati internazionali sia nella vendita diretta. Il nuovo marchio rappresenta un’opportunità importante, che auspichiamo sia affiancata da regole più semplici e da un sistema di garanzie rafforzato, soprattutto alla luce dell’aumento delle importazioni dai Paesi extra UE».
Fonte: www.conldiretti.it








